Parodontite e malattie cardiache: che legame c’è davvero tra gengive e cuore?
Quando dico a un paziente che le sue gengive infiammate potrebbero riguardare anche il suo cuore, la reazione più comune è un sopracciglio alzato. È comprensibile: siamo abituati a pensare alla bocca come a un “reparto” separato dal resto del corpo. Ma la ricerca degli ultimi vent’anni racconta una storia diversa, e come dentista credo sia mio dovere spiegarla con parole semplici, senza allarmismi e senza promesse esagerate.
In questo articolo vediamo cosa dice davvero la scienza sul rapporto tra parodontite (la forma avanzata della malattia gengivale) e le malattie cardiovascolari, cosa possiamo affermare con ragionevole certezza e cosa invece è ancora oggetto di studio.
Prima di tutto: cos'è la parodontite
La parodontite non è un semplice “sanguinamento delle gengive”. È un’infezione cronica che colpisce i tessuti che sostengono il dente: gengiva, legamento parodontale e osso. Parte spesso in sordina, come gengivite (gengive rosse, gonfie, che sanguinano quando si spazzola), e se trascurata progredisce fino a formare “tasche” tra dente e gengiva dove i batteri proliferano indisturbati. Nei casi più gravi porta alla mobilità e alla perdita dei denti.
Non è un problema di nicchia: si stima che le malattie parodontali interessino tra il 45% e il 50% della popolazione mondiale, e che la forma severa colpisca circa l’11% delle persone. È, di fatto, tra le patologie croniche più diffuse in assoluto.
Il punto centrale: perché una malattia delle gengive dovrebbe interessare il cuore?
Il legame ruota attorno a un concetto chiave: l’infiammazione non resta confinata dove nasce.
Una parodontite avanzata equivale ad avere, all’interno della bocca, una ferita infetta grande diversi centimetri quadrati, in contatto costante con il flusso sanguigno. Da qui partono due meccanismi principali che gli scienziati studiano da anni.
1. L'infiammazione sistemica
I batteri parodontali e i mediatori dell’infiammazione (come proteina C-reattiva, interleuchina-6 e altri) entrano in circolo e mantengono il corpo in uno stato di infiammazione cronica di basso grado. E l’infiammazione è oggi riconosciuta come uno dei motori principali dell’aterosclerosi, cioè la formazione delle placche che restringono e induriscono le arterie e che stanno alla base di infarto e ictus.
2. I batteri che "viaggiano"
Questo è forse l’aspetto più sorprendente. Diversi studi hanno cercato — e trovato — il DNA di batteri tipicamente parodontali, in particolare il Porphyromonas gingivalis, all’interno delle placche aterosclerotiche delle arterie coronarie e carotidee. In un’indagine su pazienti operati per malattia vascolare, il DNA di P. gingivalis è stato rilevato in circa il 23% dei campioni prelevati dai vasi e in quasi il 75% delle tasche parodontali degli stessi pazienti. In alcuni studi sono stati recuperati batteri addirittura vitali all’interno del tessuto della placca.
In parole povere: batteri che dovrebbero stare in bocca sono stati ritrovati dove non dovrebbero essere, cioè dentro le pareti delle arterie.
Quanto aumenta concretamente il rischio?
Qui serve onestà intellettuale, perché è facile leggere titoli sensazionalistici. I numeri, quelli veri, dicono questo:
- Una meta-analisi pubblicata su PLOS One nel 2023, che ha messo insieme 39 studi di coorte per un totale di oltre 4,3 milioni di persone, ha stimato che chi soffre di malattia parodontale ha un rischio maggiore di eventi cardiovascolari maggiori (+24%), malattia coronarica (+20%), infarto (+14%) e ictus (+26%) rispetto a chi ha gengive sane.
- Meta-analisi più datate avevano già indicato un aumento del rischio cardiovascolare intorno al 19-20%, con un effetto ancora più marcato (fino al +44%) nelle persone sotto i 65 anni.
Sono aumenti “moderati” se guardati sul singolo individuo, ma diventano enormi in termini di salute pubblica proprio perché la parodontite è diffusissima. È lo stesso ragionamento che si fa con altri fattori di rischio comuni.
Curare le gengive fa bene anche al cuore?
Questa è la domanda che mi fanno più spesso, ed è quella in cui bisogna essere più precisi.
Quello che sappiamo con buona sicurezza è che la terapia parodontale riduce i marcatori dell’infiammazione nel sangue. Revisioni sistematiche degli studi clinici hanno mostrato che, dopo un trattamento delle gengive, calano valori come la proteina C-reattiva e l’interleuchina-6, che sono associati al rischio cardiovascolare. Si è visto anche un miglioramento della funzione dei vasi sanguigni (la cosiddetta funzione endoteliale).
Quello che non possiamo ancora affermare è che curare la parodontite prevenga direttamente gli infarti. Dimostrarlo richiederebbe studi lunghissimi e complessi, e la ricerca è ancora in corso. Per questo gli enti scientifici parlano di associazione forte e di plausibilità biologica, non di causa-effetto dimostrata al 100%.
Nel 2020 la Federazione Europea di Parodontologia (EFP) e la World Heart Federation, al termine di un workshop congiunto di oltre venti esperti (il “Perio-Cardio Workshop”), hanno pubblicato un documento di consenso in cui affermano che esistono prove epidemiologiche solide che la parodontite aumenti il rischio futuro di malattia cardiovascolare aterosclerotica. Già nel 2012 l’American Heart Association aveva dedicato al tema un documento scientifico ufficiale, riconoscendo un’associazione indipendente da altri fattori.
Cosa puoi fare, concretamente
La buona notizia è che la prevenzione è alla portata di tutti e coincide con ciò che consiglio quotidianamente nel mio studio:
- Non ignorare le gengive che sanguinano. Non è normale e non “passa da solo”. È il primo campanello d’allarme.
- Igiene domiciliare quotidiana ben fatta: spazzolino almeno due volte al giorno e pulizia degli spazi interdentali (filo o scovolino), che è la parte che quasi tutti trascurano.
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Igiene professionale regolare: una seduta di igiene e un controllo periodico permettono di intercettare la parodontite quando è ancora reversibile o gestibile.
• Curare i fattori di rischio condivisi: fumo, sedentarietà, sovrappeso, ipertensione e alimentazione ricca di zuccheri e grassi saturi fanno male sia alle gengive sia al cuore. Agire su di essi è un doppio investimento. - Se hai già una patologia cardiaca o diabete, dillo al tuo dentista. La collaborazione tra medico e odontoiatra è esattamente ciò che gli esperti raccomandano.
Non si tratta di spaventarsi, ma di cambiare prospettiva: prendersi cura della bocca è anche un modo semplice, economico e concreto per prendersi cura della propria salute generale.
29 settembre: la Giornata Mondiale del Cuore parla anche di denti
Ogni anno, il 29 settembre si celebra la Giornata Mondiale del Cuore (World Heart Day), promossa dalla World Heart Federation per sensibilizzare le persone sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari, che restano la prima causa di morte a livello globale.
Mi piace ricordarla anche dal mio punto di vista di dentista, perché non è un dettaglio: la stessa World Heart Federation ha firmato, insieme alla Federazione Europea di Parodontologia, il documento di consenso del 2020 che riconosce il legame tra parodontite e rischio cardiovascolare. In altre parole, cardiologi e odontoiatri sono seduti allo stesso tavolo su questo tema.
Il messaggio che porto a casa da questa giornata è semplice: proteggere il cuore passa anche dalla bocca. Non serve fare gesti eroici. Bastano un’igiene quotidiana costante, controlli regolari dal dentista e attenzione ai fattori di rischio che bocca e cuore hanno in comune — fumo su tutti. Se stai leggendo questo articolo intorno al 29 settembre, consideralo un piccolo promemoria: prenotare una visita di controllo è uno dei modi più concreti e meno faticosi per prenderti cura di entrambi.
Domande frequenti
Le gengive che sanguinano sono davvero un problema per il cuore? Il sanguinamento è il segnale di un’infiammazione in corso. Da solo non significa avere un problema cardiaco, ma è il primo indicatore di una possibile malattia gengivale che, se trascurata e portata a parodontite, è associata a un aumento del rischio cardiovascolare. È un motivo in più per non ignorarlo.
Se curo la parodontite, riduco il rischio di infarto? La cura riduce in modo documentato l’infiammazione nel sangue e migliora la funzione dei vasi. Che questo si traduca direttamente in meno infarti è plausibile ma non ancora dimostrato in modo definitivo. In ogni caso, curare le gengive fa bene alla salute generale ed è sempre consigliato.
Ho una malattia cardiaca: posso fare la pulizia dei denti e le cure odontoiatriche? Nella grande maggioranza dei casi sì, ed è anzi consigliabile. È però importante informare il dentista della propria condizione e delle terapie in corso (per esempio anticoagulanti), così da pianificare le cure in sicurezza, eventualmente in accordo con il cardiologo.
Come faccio a sapere se ho la parodontite? Serve una visita con sondaggio parodontale, un esame semplice e indolore che misura la profondità delle tasche gengivali, spesso accompagnato da radiografie. È l’unico modo per avere una diagnosi certa.
Prendersi cura delle gengive
Nel nostro studio con percorsi di prevenzione e cura parodontale su misura. Se noti gengive che sanguinano, alito cattivo persistente o mobilità dei denti, o semplicemente se è passato troppo tempo dall’ultimo controllo, una visita è il primo passo per proteggere il tuo sorriso e, come abbiamo visto, anche il tuo cuore.
Puoi contattare lo Studio Dentistico Ferretti per prenotare una visita di controllo o una seduta di igiene professionale.
Fonti scientifiche:
- Lockhart PB, Bolger AF, Papapanou PN, et al. Periodontal Disease and Atherosclerotic Vascular Disease: Does the Evidence Support an Independent Association? A Scientific Statement From the American Heart Association. Circulation. 2012;125(20):2520–2544.
- Sanz M, Marco del Castillo A, Jepsen S, et al. Periodontitis and cardiovascular diseases: Consensus report (EFP–World Heart Federation, Perio-Cardio Workshop). Journal of Clinical Periodontology. 2020;47(3):268–288.
- Periodontal disease and subsequent risk of cardiovascular outcome and all-cause mortality: A meta-analysis of prospective studies. PLOS One. 2023 (39 studi di coorte, >4,3 milioni di soggetti).
- Studi sulla presenza di Porphyromonas gingivalis nelle placche aterosclerotiche di arterie coronarie e carotidee (rilevamento del DNA batterico e, in alcuni casi, di batteri vitali all’interno della placca).
